L’ibrido non è “tradurre con IA”: è costruire una pipeline linguistica in cui ogni passaggio ha un ruolo e un limite. La MT genera una prima bozza, ma il valore sta nel controllo: glossari che bloccano le derive, verifiche su numeri e negazioni, e post-editing mirato dove l’errore pesa. La revisione resta modulare: solo target per pulizia e scorrevolezza, confronto con il source per una verifica completa, oppure revisione + editing per un testo nativo, pronto da pubblicare e riusare.
➤ Tagliare il tempo senza aumentare il rischio di errore
➤ Evitare che lo stesso termine cambi ogni tre pagine
➤ Decidere il livello di controllo in base all’uso del testo
➤ Passare da “comprensibile” a “pubblicabile”, quando serve
➤ MT + post-editing: correzioni dove il contenuto “si rompe” davvero
➤ Livello 1: revisione linguistica (solo target, scorrevolezza e coerenza)
➤ Livello 2: revisione bilingue (source/target: omissioni, numeri, vincoli)
➤ Livello 3: revisione + editing (riscrittura controllata, tono e ritmo)
➤ Qualità “proporzionata”: non paghi editing dove non serve
➤ Testi stabili tra versioni: meno rework, meno incoerenze
➤ Una traccia delle scelte: terminologia governata e verificabile
➤ Quando serve, un testo che sembra scritto in lingua, non tradotto
Un flusso ibrido serio parte da una domanda semplice: “dove può sbagliare questo testo?”. Se il documento contiene numeri, soglie, esclusioni, obblighi, o micro-differenze tra versioni, la MT va guidata e messa sotto controllo. Noi impostiamo prima la disciplina: termini bloccati, varianti ammesse, controlli su negazioni, unità e riferimenti. È un modo pratico per evitare il classico effetto “sembra ok finché non lo usi”.
In questa logica, la macchina produce velocità solo se l’umano ha definito le regole. Senza governance, la produttività è un prestito: lo ripaghi con correzioni tardive, versioni divergenti e discussioni infinite su “come tradurre questa parola”. Con governance, invece, ogni nuova release diventa più rapida della precedente.
Il post-editing non è “rendere più bello” un testo: è riportarlo dentro specifiche precise. A volte significa correggere l’essenziale (termini, numeri, ambiguità), altre volte significa arrivare a una qualità comparabile a una traduzione umana. La differenza non è teorica: cambia il tempo, cambiano le priorità, cambia ciò che si controlla.
Per questo definiamo l’obiettivo prima di iniziare: contenuto interno, supporto clienti, documentazione contrattuale, pagina pubblica. L’output MT non viene “ripulito” in modo uniforme: viene messo a norma rispetto all’uso. È così che l’ibrido resta conveniente senza diventare imprevedibile.
Livello 1 (solo target): interveniamo su scorrevolezza, grammatica, coerenza e tono nel testo di arrivo. È il livello che elimina attriti evidenti e rende il documento “leggibile” senza aprire il cantiere del confronto riga-per-riga.
Livello 2 (bilingue): confrontiamo source e target per intercettare omissioni, falsi amici, numeri, negazioni e vincoli.
Livello 3 (revisione + editing): quando serve un testo che sembri scritto in lingua, interveniamo anche su struttura e ritmo, mantenendo fedeltà informativa ma risolvendo rigidità, calchi e frasi “da traduzione”.
L’editing non aggiunge “frasi carine”: rimuove attrito cognitivo. Accorcia, riorganizza, mette in ordine la logica, rende le istruzioni e le promesse comprensibili al primo colpo. È utile quando il pubblico non è obbligato a leggere (pagine web, brochure, onboarding, UX copy): qui la qualità si misura in abbandoni evitati, non in “fedeltà percepita”.
In un flusso ibrido, l’editing è l’ultimo passaggio: quello che trasforma un testo corretto in un testo efficace. E lo proponiamo solo quando l’uso lo richiede, perché è un investimento—non un default.