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Il mestiere di traduttore

Tradurre uguale Tradire? - Anatema o Aforisma?

Questo curioso binomio sintetizza perfettamente uno dei più consolidati paradossi della comunicazione globale, specialmente qualora i testi da tradurre possiedano una spiccata connotazione artistica o letteraria. Secondo al tipo di contenuto, la traduzione può implicare più l’emotività che la razionalità. Il sogno di molti traduttori letterari, infatti, è oltrepassare i meriti e la creatività dell’autore. Per comprendere a fondo tale questione, è necessario accettare il presupposto che una traduzione fedele al 100% è difficilmente realizzabile, poiché l’elaborato finale sarà sempre leggermente diverso dall’originale. La traduzione è sicuramente un importante strumento comunicativo e culturale. Tradurre senza tradire non è facile e sono in tanti a ritenere che non si possano trasferire parole ed espressioni da una lingua all'altra.

 

I punti di vista sono molteplici e difformi; alcuni, ad esempio, ritengono che il lavoro del traduttore è prossimo a quello del copista che riproduce una scrittura. Secondo questi la riproduzione letterale può essere così semplice che vi riuscirebbe anche un trascrittore, dotato di conoscenze elementari sulla lingua di partenza.

 

Al contrario, chi traduce poemi, liriche e prosa di stile elevato, è tenuto a conoscere l’uso della parola in uno specificato contesto estetico, quindi, deve poter armonizzare il proprio elaborato ad uno stile e ad un determinato linguaggio. Tuttavia, rispetto alle opere letterarie originali il testo tradotto ha sempre un’essenza diversa. Se il lavoro è ben fatto si possono ottenere degli scostamenti che variano dall’1 % al 10% dal messaggio originale, quindi, ciò che si ottiene è sempre un prodotto leggermente diverso.

 

C’è chi sostiene che tradurre significa in qualche modo “riscrivere” un testo e così dicendo tale affermazione sembra confermare che tradurre significa tradire. “Tradurre vuole dire trasporre significanti da una lingua ad un’altra e dunque è vitale poter individuare nella propria lingua delle espressioni che meglio rispondano a tale scopo. La traduzione ideale deve rispecchiare fedelmente l’originale e suggerire il pensiero originale in un’altra lingua. Ecco perché alcuni ritengono che chi traduce narrativa o poesia deve essere anche uno scrittore o un poeta. La realtà dei traduttori di ogni tempo è quella di dover censurare le parole intraducibili o di crearne ex novo, dando vita ad una traduzione che chiede al traduttore la stessa abilità e creatività possedute dall’autore originario.

 

Vista così, la traduzione è un atto forzatamente imperfetto e le parole anche più semplici, o banali, coprono campi semantici sempre un po’ sfasati, nel passaggio da una lingua all'altra. La comprensione approfondita del testo è un'attività stratificata, che si svolge nel tempo, nel passaggio dalla prima all'ennesima versione. A tale proposito è utile considerare l’etimologia del termine “tradurre”: “TRADÚRRE contratto dal latino TRADÚCERE – p.p. TRADÚCTUS – far passare, da TRANS al di là, e DÚCERE condurre. Condurre qualcuno da un luogo all’altro, far passare un’opera da una lingua in un’altra; estensione: esplicare, interpretare.” Tradurre significa dunque "rendere un significato disponibile". E visto che i confini tra le parole non sono stabili, tradurre è un'operazione al limite tra il tradimento del significato originale e il senso che noi attribuiamo a quella parola.

 

Anche per le trasposizioni cinematografiche di opere letterarie valgono questi presupposti e in tal senso il regista Ricky Tognazzi afferma: “Mah sai, tradurre è un po’ tradire, forse le due parole hanno anche la stessa etimologia. Quando ti ritrovi di fronte ad un’opera già compiuta, sei davanti all’imbarazzo creato dal fatto che se da un lato il linguaggio di un film e quello di un romanzo hanno forme ed esigenze diverse, dall’altro il rispetto per quel libro – che ti è piaciuto perché vuoi farci un film – t’impedisce di cambiarlo…”.

 

Nella trasmissione televisiva di qualche tempo fa “Tradurre, tradire, tradurre”, costituita da una serie di interviste a traduttori di diversa estrazione sulle difficoltà stesse presenti nel tradurre, si è giunti alla determinazione che i testi, quando se ne ha la capacità, dovrebbero essere letti sempre in lingua originale.

 

Per quanto riguarda la traduzione di testi comici la traduzione letterale non serve a nulla: creerebbe comunque delle mostruosità linguistiche. Il burlesco può essere esposto in lingue diverse a patto che le due lingue siano vicine dal punto di vista culturale.

 

Raccogliendo pareri illustri, Umberto Eco nel suo ‘Come scrivere una tesi di laurea’, afferma che tradurre è sempre tradire e aggiunge che tradurre è come avere una dentiera e non i denti veri, oppure è come indossare la parrucca o altre protesi di vario tipo.

 

Tradurre è essenzialmente trasmettere il messaggio senza modificarlo, bensì restituirlo fedelmente, ma in una veste locale. Il traduttore ha essenzialmente due anime: il linguista e lo stilista; per essere un buon traduttore l’una non deve prevaricare sull’altra. Tradurre è quindi sempre un po' tradire; ma se lo si fa coscienti dei rischi possibili, si tradisce soltanto lo stretto necessario. Curiosità e distacco sono due parole-chiave di questo mestiere: la curiosità di chi si pone prima di tutto come lettore attento davanti a un messaggio e il distacco di chi lo deve trasferire ai lettori mantenendo il più possibile il suo ritmo e i suoi sapori. Ecco perché tradurre è prima di tutto una sfida.

 

- Qui sotto ho inserito un intervento interessante trovato in un Blog:

 

Abbasso la traduzione letterale - di Giovedì 27 Ottobre 2005

 

Le Iene hanno dedicato un sevizio ad un' Università che per la campagna iscrizioni 2005/2006 ha adottato lo slogan "Ignorantia legis non excusat", che da che mondo è mondo in italiano è tradotto superbamente con "La legge non ammette ignoranza". Alessandro Sortino, reincarnazione della maestrina dalla penna rossa, è andato dal rettore recandogli le rimostranze della sua professoressa di latino del liceo, per la quale una traduzione di quel genere merita 4 perchè l'unica corretta, semmai, è "L'ignoranza della legge non scusa". Eh no, bello schifo! Non lo accetto, mi infervoro, perchè tradurre dal latino in maniera letterale e pedissequa è quanto di più concettualmente sbagliato e moralmente discutibile. L'esercizio della traduzione è esercizio di libertà. Abbasso le professoresse che mortificano la creatività, abbasso i paletti. Viva le traduzioni a senso.

 

- Di seguito alcune interessanti precisazioni sulla traduzione di Dino Buzzati in francese:

 

Le traduzioni e l'interpretazione critica

 

Tradurre puo' significare anche "far capire meglio". Le edizioni bilingui di molti libri di autori noti sono chiamate a giocare un ruolo importante, poiché si rivolgono ad un pubblico che conosce l'italiano e si prefigge di fare qualche ricerca sul testo originale. Queste edizioni propongono numerose note che illustrano alcuni aspetti grammaticali e sintattici della nostra lingua, i suoi campi lessicali e giustificano le scelte del traduttore. Sul piano culturale, esse collocano le opere studiate nel loro contesto storico, mettono in luce le allusioni letterarie, offrono prospettive sull'organizzazione formale dei testi, aprono dei percorsi per studi tematici. Uno dei vantaggi di questa formula consiste nell'invitare il lettore ad un confronto rapido fra il testo originale e la sua traduzione.